Sono serviti ben 7 anni per ultimarla, in un viaggio continuo fra Venezia – sua città d’adozione da quando aveva poco più di 20 anni, dove oggi vive e ha formato la propria famiglia – e Dakar, in Senegal, luogo d’origine che rimane sempre nel suo cuore, nonostante la scelta di investire altrove il suo futuro.
Un’abitazione costruita con mattoni in terra cruda pressata, lì dove Abdoulaye Petit Faye (per tutti Abou) ha le proprie radici, riproponendo una tecnica antica per la quale mancavano ancora studi scientifici che ne attestassero affidabilità e sicurezza. Uno scenario in cui s’inserisce la collaborazione con lo Iuav, nell’ambito di un dottorato che ha permesso a Jacopo Baldelli, ventottenne di Bassano del Grappa, di ottenere pochi giorni fa la valutazione “eccellente” al termine di un percorso di studio durato tre anni. Lo stesso che ha portato a condurre un’ampia ricerca sulla resistenza di un materiale sul quale Abou, che 25 anni fa ha avviato nella città d’acqua la ditta edile Felino, ha scelto di scommettere. «È stato fatto un grosso passo avanti a livello scientifico. Gli studi effettuati attraverso una borsa di dottorato – spiega l’architetto Andrea Degan, che da tempo affianca Abou, citando il ruolo prezioso svolto da Antonella Cecchi, professore ordinario di Scienza delle Costruzioni che ha accolto con entusiasmo la proposta di sinergia – hanno dimostrato che questo tipo di muratura è sicura: abbiamo messo sotto sforzo porzioni di muro per valutarne l’effettiva resistenza».
Isolamento termico e sostenibilità. L’auspicio è che questa tecnica ecologica e alternativa rispetto al più tradizionale cemento, possa presto diffondersi in Senegal, dove non è ancora sfruttata proprio a causa di una scientificità fino a questo momento assente. Anche perché i vantaggi che porta con sé sono significativi, a cominciare da un buon isolamento termico che consente di mantenere negli interni una “frescura” naturale, risparmiando in energia elettrica del climatizzatore. «In questo lungo periodo di lavoro – racconta Abou riferendosi alla sua casa – tornavo nel mio Paese un paio di mesi all’anno, potendo contare sull’aiuto di manodopera locale, a cui ho fatto scuola. L’aspetto più bello è stato accostare all’esperienza da me appresa in Europa, la conoscenza degli artigiani del posto e i materiali da loro normalmente utilizzati». La storia stessa di Abdoulaye, classe ‘66, è un incrocio di culture e tradizioni d’appartenenza e acquisite con l’arrivo in Laguna; una storia fatta di sudore e voglia di mettersi in gioco per dare forma alle proprie aspirazioni. Lo confermano la ditta edile fondata a Venezia, formata da 4 dipendenti (un ucraino e 3 senegalesi) e associata alla Cna lagunare, e quella in Senegal, che dà lavoro ai giovani che vivono lì. Lavoratori preziosi che, una volta raggiunta l’Italia da immigrati, possono rappresentare un punto di forza prezioso, data la carenza di manodopera nel settore.
Il viaggio dal senegal. Sposato con una veneziana e papà di Stella, Abdoulaye racconta i motivi che l’hanno spinto a dare una svolta alla propria vita. Suo padre, in Senegal, operava già nel mondo dell’edilizia ed era convinto che bisognasse avere «dei mestieri in tasca», al di là dello studio, che Abou svolgeva la sera, invece che di giorno, proprio per via del lavoro. Per l’uomo era importante che i suoi figli potessero contare sui loro risparmi. «Ho scelto di andarmene, anche se con dolore. Ho affrontato un viaggio avventuroso, clandestinamente, attraversando i Balcani quando lì c’era la guerra, quasi sempre nascondendomi. Ho lavorato tanto per l’integrazione e per integrarmi io stesso, riqualificando il mestiere che avevo imparato da ragazzino. La casa in Senegal? Tra qualche anno, forse, potrò cominciare ad andarci rimanendo per qualche mese in più». E proprio fra Iuav e università senegalese di Thiès potrebbe aprirsi prossimamente un partenariato importante per garantire, all’avventura iniziata da Abou un’evoluzione ulteriore nel mercato edilizio e della ricerca.
Marta Gasparon
