Il Patriarca Francesco Moraglia ha presieduto questa mattina a San Marco la Santa Messa nella solennità della Pasqua di Risurrezione del Signore: il cuore, il centro della fede cristiana e dell’anno liturgico.
Nella sua omelia, il Patriarca Francesco ha proposto una meditazione sulla liberazione e sulla speranza che la Resurrezione donano all’uomo, un dono per far rialzare l’umanità caduta: «Noi, da soli, con i nostri mezzi, non ci salviamo – si legge nell’omelia del Patriarca – e per quanto, a volte, ci possiamo sentire forti e, addirittura, onnipotenti ecco che poi ci riscopriamo deboli, fragili, fallibili e non siamo in grado di conquistare la salvezza, il perdono, la speranza, la riconciliazione, la pace, quella possibilità autentica di rialzarci e di riprendere il cammino che spesso desideriamo. Lo attestano in modo chiarissimo tutte le varie ideologie che hanno fallito, compresa anche quella “libertaria” che è successiva alle grandi ideologie politiche del Ventesimo secolo, denominato il secolo “breve”. Non basta, infatti, sciogliere legami e reali dipendenze se non si riesce ad offrire una genuina libertà umana».
«Solo dalla misericordia di Dio e solo in Gesù, il Crocifisso Risorto, – continuava il Patriarca Francesco – nasce l’uomo nuovo e nasce anche una società e una comunità nuova, capace di novità autentica e buona, di vera libertà. Per il cristiano, insomma, solo attraverso Gesù vi è la possibilità di perseguire e, almeno in parte, di conseguire finalmente la pace e la gioia che continuamente ricerchiamo, delusi da quelle effimere che il mondo regala. Pace e gioia, a tutti i livelli: nel nostro cuore, nelle nostre relazioni con chi ci è prossimo (in famiglia, con gli amici, con i colleghi di lavoro ecc.), nella vita delle nostre comunità e delle nostre città ed anche a livello internazionale tra gli Stati e i popoli dove vediamo invece, purtroppo, tornare a dominare la prevaricazione, l’oppressione, la volontà di potenza, gli strumenti, la logica e le modalità della violenza, dello scontro e della contrapposizione. […] Davvero, allora, dalla Pasqua che oggi celebriamo può sorgere – a partire da noi, innanzitutto, e dalle nostre comunità ecclesiali – un seme di vita nuova e di una nuova umanità. Attingiamo, soprattutto, a piene mani alla grazia di Dio che ci viene offerta in particolare attraverso questo Anno giubilare che è richiamo alla conversione nella fede e fonte di vita nuova e di speranza che non delude».
Condividiamo di seguito il testo integrale dell’omelia del Patriarca:
«Carissimi,
il saluto tra i cristiani il giorno di Pasqua è: “È risorto!”, la risposta: “È veramente risorto”. Parole talvolta accompagnate dallo scambio di tre baci sulle guance. Nelle chiese ortodosse questo “saluto pasquale” è un’usanza molto antica.
Tale saluto – comune nelle liturgie orientali e bizantine – secondo una antica tradizione della Chiesa ortodossa orientale, riconduce a Maria di Magdala, la prima che tra i discepoli e le discepole, secondo il vangelo di Giovanni, incontrò Gesù risorto (Gv 20, 11-18).
“Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato: facciamo festa nel Signore”: è il messaggio della liturgia nel giorno della nostra salvezza.
“Cristo, mia speranza, è risorto”, abbiamo cantato nella sequenza. Cristo è davvero la nostra Pasqua, ossia la nostra salvezza, la nostra speranza, perché Lui, il Risorto, è il Vivente, è il nostro Redentore.
San Paolo, nella lettera ai Romani, ci aiuta a comprendere la grandezza del mistero che oggi celebriamo: “…tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù. È lui che Dio ha stabilito apertamente come strumento di espiazione, per mezzo della fede, nel suo sangue, a manifestazione della sua giustizia per la remissione dei peccati passati mediante la clemenza di Dio” (Rm 3,23-26).
Cristo Gesù, nato dalla Vergine Maria, vissuto come “vero Dio” e “vero uomo” duemila anni fa, è costituito da Dio – lo abbiamo appena sentito – “strumento di espiazione, per mezzo della fede, nel suo sangue”.
Gesù, il Crocifisso Risorto, è l’unico sacrificio propiziatorio, l’unico “strumento di espiazione” (in greco hilastērion, in ebraico kapporet); sì, è Lui che realmente salva per volontà del Padre misericordioso.
“Strumento di propiziazione” o “propiziatorio”, era il coperchio prezioso dell’arca dell’Alleanza, il luogo dell’abitazione di Dio. Come narra il libro del Levitico (cfr. 16, 1-34), il sommo sacerdote, una volta all’anno, lo aspergeva, col sangue delle vittime, per espiare il peccato di Israele con cui era sta macchiata la dimora di Dio, si rinnovava, così, l’Alleanza. Nel Nuovo Testamento, la lettera agli Ebrei afferma che Gesù, col suo sacrificio, una volta per sempre, offrendo la sua vita, libera realmente il popolo dal suo peccato e così ottiene il perdono di Dio (cfr. Eb 9,6-14).
Egli è venuto nel mondo – ecco la logica dell’incarnazione –, è morto per noi, sulla croce per l’amore che Dio ha avuto e ha per noi, questa è la Pasqua: il chicco di grano che morendo porta molto frutto (Cfr. Gv 12,24)
Lo ha proclamato con forza san Pietro nel brano degli Atti degli Apostoli che abbiamo ascoltato poco fa ed è come il compendio della vita di Gesù ed è anche il senso della Pasqua che stiamo festeggiando.
“Dio – afferma Pietro – consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno… E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome” (At 10,38-40.42-43).
Sì, Dio non ci ha lasciati come eravamo, come ci aveva trovati – nel peccato, nella morte, nell’assenza di grazia – ma ha innalzato il Figlio Gesù svegliandolo dalla morte perché Lui, il Risorto potesse, a Sua volta, risollevare e rialzare l’umanità perduta; tutto ciò è raffigurato nel mosaico dell’Anastasis che risplende in questa basilica sotto la cupola dell’Ascensione: il Cristo trionfante con la croce in mano schiaccia sotto i piedi il diavolo; ed è Lui che afferra per i posi (non per le mani) e, quindi – questo vuol significare il significato il mosaico -, rialza Adamo ed Eva, per pura grazia, liberandoli dalla prigione e dalle catene.
Noi, da soli, con i nostri mezzi, non ci salviamo e per quanto, a volte, ci possiamo sentire forti, talvolta, onnipotenti, mentre poi ci scopriamo incapaci di darci la salvezza, la speranza, la riconciliazione e la pace, la possibilità autentica di rialzarci e di riprendere il cammino. È solo Lui che ci afferra e solleva.
Questo fallimento umano, lo attestano le differenti ideologie che, una dopo l’altra, hanno mostrato tutta la loro inefficacia; l’ideologia della “felicità”, del “progresso” e dell’“emancipazione”; ideologie che sono successive a quelle ben note che hanno insanguinato il Ventesimo secolo. La libertà, infatti, non è solo sciogliere i legami ma costruire relazioni libere non escludendo alcuna dimensione della persona.
Come già, quarant’anni fa, annotava Wolfgang Beinert: “la parola d’ordine emancipazione indica la tendenza ad eliminare ogni specie di costrizione, di legame e di dipendenza, la riduzione nichilista della libertà a un liberarsi e a un “esser-liberato” non solo dai rapporti socio-politici soggioganti, bensì – al limite – da tutto ciò che è vigente” (Wolfgang Beinert, Il culto di Maria oggi. Teologia, liturgia, pastorale, Edizioni Paoline 1987, p. 22).
Solo l’obbedienza e il sacrificio-propiziatorio di Gesù realizzano la piena libertà. E tutto ciò si dà nel ritrovato contatto fra Dio e l’umanità, là dove si ricreano comunione e relazione, prima perdute, tra Dio e le sue creature. Così si ricrea, ritrova e si suscita la libertà perduta.
Il dono che liberamente Cristo fa di sé, fino alla fine, è lo strumento perfetto di salvezza che richiede la partecipazione della nostra fede, del nostro sì (“Chiunque crede in lui”, diceva prima san Pietro).
“Alla vittima pasquale – sono ancora parole dell’odierna sequenza -, s’innalzi oggi il sacrificio di lode. L’Agnello ha redento il suo gregge, l’Innocente ha riconciliato noi peccatori col Padre”.
Solo in Gesù, il Crocifisso Risorto, nasce l’uomo nuovo e una società nuova, capace di novità autentica e vera libertà. Per il cristiano, insomma, solo attraverso Gesù vi è la possibilità di perseguire finalmente la pace e la gioia che sempre andiamo cercando, delusi da quelle effimere del mondo.
Pace e gioia, a tutti i livelli: nel nostro cuore, nelle nostre relazioni con chi ci è prossimo (in famiglia, con gli amici, con i colleghi di lavoro ecc.), nella vita delle nostre comunità e delle nostre città ed anche fra gli Stati e i popoli dove vediamo tornare a dominare prevaricazione, oppressione, volontà di potenza, la logica del più forte, dello scontro.
E allora, come lo stesso san Paolo, esorta nella seconda lettura: “Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete àzzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con àzzimi di sincerità e di verità” (1Cor 5,6-8).
Davvero, allora, dalla Pasqua che oggi celebriamo può sorgere – a partire dalle nostre comunità ecclesiali – come un piccolo seme di vita nuova.
Attingiamo a piene mani alla grazia di Dio che ci viene offerta in particolare attraverso l’Anno giubilare che è richiamo potente alla conversione nella fede e fonte di vita nuova e di speranza che non delude. Come dissi al momento dell’apertura dell’Anno Santo, in questa stessa basilica, sia per noi occasione provvidenziale per riscoprire la libertà dei figli di Dio e goderne; sia una progressiva e crescente purificazione per abbandonare tutto ciò che è contrario al nostro essere figli di Dio, così da tornare a porre il Signore al centro della nostra vita.
L’energia rinnovatrice della Pasqua ispiri il prosieguo del Cammino sinodale che vede impegnate le Chiese che sono in Italia.
Infine desidero rivolgere un pensiero al Santo Padre Francesco che, appena un anno fa, abbiamo avuto la gioia di accogliere nella nostra amata Venezia e di celebrare con lui l’Eucaristia domenicale (e, quindi, pasquale) in Piazza. Continuiamo ad affidare la sua persona e il suo ministero all’intercessione della Madonna della Salute.
“Cristo, mia speranza, è risorto… Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto. Tu, Re vittorioso, abbi pietà di noi” (dalla sequenza).
Buona Pasqua a tutti!»