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Scuole dell’infanzia: in Veneto due bimbi su tre iscritti alle paritarie

gente veneta Pubblicato:28 Febbraio 2025 | Aggiornato:27 Febbraio 2025 4 minuti letti
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Cute toddlers playing in twister game

Cute toddlers playing in twister game at kindergarten

Sono 2.331 le iscrizioni per il prossimo anno scolastico delle 46 scuole paritarie della zona del Patriarcato di Venezia. Con una diminuzione dell’1,3% rispetto all’anno corrente: un dato, se così si può dire, più felice di quello generale. A livello regionale, infatti, l’anno scorso le scuole dell’infanzia hanno perso tra il 2,5% ed il 3% degli iscritti – sia alle scuole statali che alle paritarie.

Ma lo stato di salute delle paritarie non è buono, non solo per il calo degli iscritti, ma perché, spiega a GV Stefano Cecchin, presidente della Federazione Italiana Scuole Materne (Fism) Veneto, che riunisce le scuole dell’infanzia paritarie no-profit di ispirazione cristiana, «mancano fondi».

Presidente Cecchin, come stanno, in generale, le scuole dell’infanzia in Veneto?

Non bene. Ogni anno, se ne chiudono diverse: rispetto al precedente anno scolastico, ad esempio, il 2024-25 ha visto la chiusura di 5 scuole dell’infanzia statali e 14 paritarie. E queste ultime non chiudono solo per il calo degli iscritti: spesso è perché mancano i fondi. Ciò nonostante, non posso dire che stanno male: sono un sistema virtuoso, e a confermarlo sono i dati delle prime Invalsi. Possiamo dire, però, che potrebbero stare meglio. Questo sì.

Quante sono e che numeri hanno quelle paritarie?

Quest’anno si è passati da 1.069 a 1.057 scuole… Quanto ai numeri, due bambini su tre sono iscritti in una scuola dell’infanzia paritaria.

Parecchie…

E il 45% dei Comuni della Regione non ha scuole dell’infanzia statali, ma solo paritarie. Vuol dire quasi un Comune su due.

Quanto alla situazione del Veneziano?

Nella Diocesi di Venezia, ci sono 46 scuole dell’infanzia paritarie, di cui buona parte parrocchiali. Alcune di queste hanno anche il nido e le sezioni primavera (24-36 mesi). Rispetto all’anno corrente, il prossimo anno scolastico avrà 30 iscritti in meno, ma si passerà da 121 sezioni a 114.

Tante classi soppresse a fronte di soli 30 iscritti in meno…

Certo, 7 sezioni in meno per un calo di soli 30 iscritti in meno sembra un conto che non torna. Il problema sono i contributi: per formare una classe (come per le scuole pubbliche, ndr) servono 15 alunni. Quindi, se non si raggiunge questo numero, non si riescono ad ottenere i contributi e la classe non si fa. Se siamo arrivati a 14? Devono confluire in altre classi.

Come si finanzia una scuola paritaria?

Per metà, grazie alle rette. Poi partecipano, in ordine decrescente, lo Stato, il Comune e da ultima la Regione.

Perché lo Stato dovrebbe elargire più contributi?

In media un bambino iscritto ad una scuola dell’infanzia statale ha un costo annuale di 6.737 euro (stando all’ultima rilevazione pubblicata dal Ministero dell’Istruzione e del Merito) ed è un dato che, peraltro, non tiene conto dell’immobile, in comodato d’uso dal Comune, del costo delle utenze e della manutenzione, coperte dal Comune… Un bambino iscritto a una scuola paritaria ha un costo di 4.000 euro. E abbiamo visto che lo Stato copre poco più di un quarto di questi costi. Posto questo, ragioniamo sui numeri. In Veneto, 2 bambini su 3 sono iscritti da noi. Se prendiamo il numero completo e lo moltiplichiamo per il risparmio a studente per lo Stato, logicamente, otteniamo il risparmio generale. Bene. Sono 400 milioni. A livello, nazionale, per le scuole paritarie dall’infanzia alla secondaria di secondo grado, vengono stanziati 550 milioni. Solo in Veneto e solo per le scuole dell’infanzia, il risparmio stimato è di 400 milioni: pare il contributo grazioso di un sovrano di medievale memoria. Le scuole paritarie, soprattutto quelle dell’infanzia, sono un risparmio per lo Stato; ma a pagarne le conseguenze sono i genitori. Non lo diciamo per il nostro tornaconto, a noi basta chiudere l’anno con il bilancio in pari. Ma noi vogliamo che la cosiddetta Legge Berlinguer (n. 62/2000) sulle scuole paritarie e i principi di sussidiarietà (Art. 118 Cost.), di libertà della scelta educativa (Art. 26 Dich. Diritti dell’Uomo) e diritto e dovere di istruire i propri figli (Art. 30 Cost.) siano rispettati.

A cosa si deve la differenza di costi per studente tra la scuola dell’infanzia pubblica e quella paritaria?

Sono da tenere in conto due cose, e cioè il costo del personale, che è del 15% in meno, e a volte del 20, e l’incidenza positiva del volontariato. Chi sta in segreteria, chi fa manutenzione ordinaria lo fa gratuitamente. Spesso, anche dei professionisti esterni vengono a titolo gratuito. E questo vale almeno il 15/20% dei costi.

Per il futuro cosa auspica?

Sicuramente più fondi. Poi, c’è un altro problema: mancano un sacco di insegnanti, perché da tanto tempo sono più le uscite che le nuove entrate. La situazione deve cambiare.

Carlo Millino

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