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La pandemia non manda in crisi le rimesse degli immigrati: 6,77 miliardi di euro l’anno scorso (+12,9%)

gente veneta 19 Aprile 2021 3 minuti letti
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immigrati rimesse soldi

Rimesse degli immigrati in aumento nonostante la pandemia: 6,77 miliardi di euro inviati in patria nel 2020 (+12,9% rispetto all’anno prima). E il Bangladesh si conferma la prima destinazione, ma è in calo. Aumentano infine i Paesi dell’Est Europa, anche a causa delle limitazioni ai viaggi.

È la sintesi dei risultati dello studio della Fondazione Leone Moressa, istituto di ricerca creato e sostenuto dalla CGIA di Mestre, su dati Banca d’Italia, che fotografa la situazione nel 2020, anno caratterizzato dalla pandemia e dalle limitazioni agli spostamenti.

Trend in aumento. Mentre secondo la Banca Mondiale i flussi globali diminuiscono a causa della pandemia, le rimesse inviate in patria dagli immigrati in Italia sono aumentate nel 2020 (+12,9%). Dopo il crollo del 2013 e alcuni anni di sostanziale stabilizzazione, il volume delle rimesse aveva subito un significativo aumento nel 2018 (+13,1%), proseguito anche nel 2019 (+3,0% rispetto all’anno precedente).
Nel 2020, nonostante la pandemia, le rimesse dall’Italia registrano un ulteriore incremento, +12,9% rispetto al 2019. L’aumento delle rimesse, unitamente al calo del PIL registrato nel 2020, ha riportato, per la prima volta dal 2012, il rapporto rimesse/PIL sopra quota 0,4%.

Bangladesh e Romania in calo. Il Bangladesh si conferma il primo paese di destinazione delle rimesse, con 707 milioni di euro complessivi (10,5% delle rimesse totali), anche se in calo nell’ultimo anno (-12,8%).

Il secondo paese di destinazione è la Romania, anch’essa in calo: -1,2% nell’ultimo anno e -31,5% negli ultimi sette. Da notare come tra i primi dieci paesi ben cinque siano asiatici: oltre al Bangladesh, anche Filippine, Pakistan, India e Sri Lanka.
In aumento Est Europa e Nord Africa. Molti Paesi hanno invece registrato incrementi significativi nell’ultimo anno. In particolare, spiccano Nigeria (+119,6%), Ucraina (+72,2%), Moldavia (+41,1%), Marocco (+31,1%). Si può ipotizzare che tali aumenti siano determinati dalle limitazioni alla mobilità internazionale: non potendo viaggiare fisicamente, si sono mantenuti i legami familiari prevalentemente attraverso l’invio di denaro.

112 euro al mese pro capite. Rapportando il volume delle rimesse con il numero di residenti in Italia, si ottiene il valore medio pro capite: mediamente, ciascun immigrato in Italia ha inviato in patria poco più di 1.300 euro nel corso del 2020, circa 112 euro al mese. Tra le comunità più numerose il valore più alto è quello del Bangladesh: mediamente, ciascun cittadino ha inviato oltre 5 mila euro, ovvero oltre 400 euro al mese. Superano i 300 euro mensili i cittadini del Senegal, mentre quelli del Pakistan sfiorano quella soglia. Oltre 200 euro al mese anche Filippine, India e Sri Lanka.

Il 20% parte da Roma e Milano. A livello locale, le regioni con il maggior volume di rimesse inviate sono Lombardia (1,5 miliardi) e Lazio (953 milioni). Seguono Emilia Romagna (706 milioni) e Veneto (587 milioni). Nell’ultimo anno, in tutte le regioni si è registrato un aumento delle rimesse.
A livello provinciale, i volumi più significativi sono quelli di Roma (802 milioni) e Milano (740 milioni). Da notare come in queste due città si concentri oltre un quinto del volume complessivo. Come era prevedibile, tra le prime province si ha una forte concentrazione di province del Centro-Nord, in cui si ha la maggiore incidenza di residenti stranieri.

Secondo Michele Furlan, presidente della Fondazione Leone Moressa, “le rimesse rappresentano la prima forma di sostegno degli immigrati allo sviluppo dei paesi d’origine. Anche nell’anno della pandemia, nonostante il calo dell’occupazione, gli immigrati hanno continuato a sostenere le famiglie in patria. I flussi sono addirittura aumentati, parallelamente alla riduzione delle possibilità di movimento”.

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