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Altino, dagli scavi riemergono le fondazioni di un altro edificio di età romana

giorgiomalavasi 10 Dicembre 2020 4 minuti letti
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altino archeologia AreaNord_sat

Un grande edificio absidato di età romana, dotato di possenti fondazioni è l’ultimo importante rinvenimento del sito archeologico di Altino dove Il team del progetto “Alla ricerca di Altinum” del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Ca’ Foscari, sotto la guida del prof. Luigi Sperti, docente di Archeologia classica, ha svolto durante l’estate la quarta campagna di scavo, in località Ghiacciaia ad Altino (VE).

Le indagini hanno visto la partecipazione di una trentina di studenti e si sono concentrate in due aree, localizzate in uno dei settori residenziali dell’antica città romana.

Da che indizio si è partiti? La tecnologia è venuta in aiuto perché l’apertura di una nuova area di scavo è avvenuta in corrispondenza di tracce ben visibili dalle foto aeree. Si tratta di una struttura indagata solo in parte, probabilmente un edificio pubblico, ma è già evidente la sua ricchezza: tra i reperti emersi dal terreno spiccano infatti numerosissimi frammenti di intonaco policromo, dipinto con motivi figurativi di carattere geometrico e vegetale, oltre a lastre di marmo colorato, provenienti da diverse cave dell’Italia, della Grecia, dell’Asia Minore e dell’Africa settentrionale. La qualità del rivestimento sia parietale che pavimentale fa pensare ad un edificio con funzione pubblica di un certo rilievo, anche se non ne è ancora stata chiaramente determinata la funzione.

“Quello che si cerca di indagare in questa campagna è la città di Altino, la città dei vivi, più di quella dei morti. Infatti quello che è molto noto ad Altino sono principalmente le necropoli, che sono state l’oggetto di tante ricerche in passato. A noi interessa in questo progetto – ci spiega Silvia Cipriano, Direttrice dei lavori sul campo – il centro urbano di Altino, gli edifici privati e pubblici, che sono conservati in maniera molto residuale perché Altino, in età tardoantica, è diventata una cava di materiali per la costruzione di Venezia. I resti sono stati largamente intaccati dalle attività agricole da fine Ottocento, dunque, quello che è conservato è molto frammentario”.

L’indagine proseguirà il prossimo anno, per mettere in luce la struttura in tutta la sua estensione e per definire se si tratti di un edificio pubblico o privato. Proprio in quest’area infatti, era emerso nel 2012, nel corso della prima campagna di ricognizione di superficie effettuata dal team di Archeologia Classica, un frammento di calcare d’Aurisina con l’iscrizione VIR, probabilmente di carattere onorario.

Parallelamente sono proseguite le ricerche già avviate nel 2018 in un’area vicina, in cui sono stati identificati diversi ambienti riferibili ad una domus, caratterizzata da un pavimento in cementizio, visto nel corso della campagna 2016-2017, databile all’età tardorepubblicana. L’obiettivo è quello di riscostruire la planimetria delle ricche dimore altinati, delle quali non si conosce ancora molto.
Particolare novità è costituita dal ritrovamento di una trincea riferibile alle Prima Guerra Mondiale, quando è nota nell’area di Altino l’attività di addestramento delle truppe.

La campagna di scavo, durata due mesi, si è svolta seguendo tutte le procedure di sicurezza in merito alla situazione sanitaria. L’attenzione per questi protocolli, la possibilità di lavorare all’aria aperta e l’organizzazione del lavoro hanno reso possibile un’attività che, quest’anno, poche università italiane hanno potuto realizzare.

“È stato possibile anche portare avanti il progetto di Archeologia Pubblica già intrapreso negli anni scorsi – aggiunge Eleonora Delpozzo che si occupa dei rilievi – aprendo lo scavo a piccoli gruppi di visitatori, nel rispetto delle norme di prevenzione e contrasto del contagio da Coronavirus, per un totale di 160 persone circa. Particolarmente significativa è stata la collaborazione con il Museo Nazionale e l’Area Archeologica di Altino e con l’Associazione Studio D, con i quali sono stati realizzati percorsi combinati museo + scavo, molto apprezzati dal pubblico”.

È inoltre proseguita la collaborazione con docenti e tecnici dello IUAV di Venezia, che hanno fornito il loro supporto per i rilievi delle strutture rinvenute nel corso dello scavo, utilizzando le strumentazioni e le metodologie più avanzate.

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