Vai al contenuto

Menu principale
  • ATTUALITA’
  • DIOCESI
  • VENEZIA
  • MESTRE
  • LITORALE
    • Jesolo
    • Caorle
    • Eraclea
    • Cavallino-Treporti
  • RIVIERA
  • Cultura
  • ECONOMIA
  • Sport
  • INFO
    • Chi Siamo
    • Contatti
    • Pubblicità
    • Archivio
  • ABBONATI
  • VISITA PASTORALE
    • VP – Jesolo Lido
    • VP – Cavallino Treporti
    • VP – Jesolo Paese
    • VP – Quarto d’Altino
    • VP – Venezia
    • VP – Caorle
    • VP – Gambarare
    • VP – Mestre
  • LIBRI
Abbonati
  • Home
  • VENEZIA
  • Una farmacista veneziana: «Io, guarita dal Covid. Le cure aiutano molto, poi ci pensa il Signore»
  • Centro Storico
  • GVFOCUS
  • VENEZIA

Una farmacista veneziana: «Io, guarita dal Covid. Le cure aiutano molto, poi ci pensa il Signore»

giorgiomalavasi 13 Luglio 2020 4 minuti letti
2 visualizzazioni
Martina siebezzi

«Sono stata ad un passo dalla morte due volte, ma il Signore ha scelto per me la vita». Martina Siebezzi, 58 anni, neo presidente della San Vincenzo de Paoli – Consiglio centrale di Venezia, di momenti complicati ne aveva già vissuti in passato: prima un grave incidente in macchina che l’ha portata alla sostituzione di una vertebra e di due dischi del collo, rimanendo paralizzata per lungo tempo. Poi un’embolia polmonare che l’ha fatta smettere di respirare finché il marito non l’ha rianimata.
E ora, appena il tempo di prendere le redini di una realtà associativa che conta oltre cento confratelli e assiste centinaia di famiglie in difficoltà, che a scombussolare la sua vita è arrivato il Coronavirus.

Il ricovero. Perché Martina, residente nella zona di S. Marziale e della parrocchia della Madonna dell’Orto, mesi fa è risultata positiva al tampone. Una doccia fredda, anche se non inaspettata. I sintomi iniziali – dolori muscolari alle gambe, mal di testa e una febbre sempre più alta, arrivata anche a 38.8 – già l’avevano messa in allarme.

Lei, farmacista di professione, sposata con un medico, che il virus l’avesse colpita lo aveva capito, nonostante l’assenza di tosse e starnuti. Tanto da decidere di chiudersi in camera, isolata dalla sua famiglia (oltre al marito c’erano in casa madre e figlio), stesa su un letto dal quale faticava a scendere. «Finché, dopo quattro giorni di febbre alta, – racconta – ho chiamato il 118 e mi hanno ricoverata. L’aspetto più triste? Vedere che arrivano in casa tua bardati, portandoti via senza la possibilità di avere i parenti accanto. Certo, io almeno a casa ci sono tornata, ma altri no».

La fede, un punto fermo. Entrata al Civile il 25 marzo, ne è uscita 23 giorni dopo. «All’inizio mi hanno portata al padiglione Jona, dove avevano creato un reparto d’isolamento per i pazienti in attesa dell’esito del tampone. Mentre il giorno dopo mi hanno trasferita agli Infettivi». Eppure, nonostante la criticità della situazione, Martina confessa di non aver mai avuto paura. «La morte in quanto tale è qualcosa con cui ho dovuto fare i conti più volte. Le cose vanno come devono andare, gli uomini fanno del loro meglio, poi al resto ci pensa Lui», dice, sottolineando come in quelle giornate ormai alle spalle la fede sia stata sempre un punto fermo. Qualcosa di essenziale.

«Mio padre, che ho perso da poco, era un uomo di fede assoluta che si affidava alla volontà del Signore. Da un lato mi ha trasmesso la voglia di vivere, di vedere sempre il lato buono delle cose. Dall’altro un senso di protezione che viene dall’alto». I primi due giorni Martina li ha passati in isolamento, con maschera per l’ossigeno, febbre alta e dolori diffusi. Infermieri e medici entravano e uscivano dalla stanza, irriconoscibili a causa delle protezioni indossate, e parlavano per rincuorarla, potendo rimanere lì solo lo stretto necessario. «Sì, perché questo virus ti rende pericoloso per gli altri. Sono stati due giorni in cui mi sono ritrovata ancora una volta faccia a faccia con la mia fragilità fisica, immersa nel nulla di questa malattia che non ha confini: sai quando inizia, non sai quando sarà la fine».

Una malattia segnata dalla solitudine. Ma in tutto questo, una compagnia preziosa – in una condizione di solitudine assoluta – c’è stata. Il rosario da Lourdes, seguito ogni sera attraverso il cellulare. Poi è arrivato il terzo giorno, in cui Martina si è ritrovata a condividere la stanza con una paziente novantenne, col casco Cpap. Allora ecco che assistere impotente a ciò che le accadeva accanto, «ha oscurato il mondo. Notte e giorno non avevano distinzione. La luce era sempre accesa e il rumore dell’ossigeno mio e suo si confondevano. Due settimane dopo gli infermieri mi hanno detto che la donna non ce l’aveva fatta, è morta sola come tutti quelli che in questo periodo ci lasciano».

Ed è proprio questo, per Martina, l’aspetto più drammatico del Covid-19: la solitudine. Legata anche al non poter fare la Comunione. «Questo virus colpisce tutto il tuo corpo, i miei esami erano sballati. L’ossigenazione ad un certo punto ha iniziato a scendere così mi hanno dato un farmaco sperimentale (quello anti-artrite reumatoide) associato ad altri. E i risultati hanno iniziato a vedersi. Dopo 20 giorni ho sospeso l’ossigeno e dopo altri 3 sono tornata a casa». Un momento tanto felice anche se non facile, poiché quanto vissuto gli altri non riescono a percepirlo davvero. «Ora sto bene. Ma al mio rientro ero provata fisicamente. Ho dovuto prendermi del tempo per mettere insieme tutto ciò che ho provato nella testa durante il ricovero».

Marta Gasparon

Autore

  • giorgiomalavasi
    giorgiomalavasi

    RINNOVO 2022

    RINNOVO 2021

    Visualizza tutti gli articoli

Informazioni sull'autore

giorgiomalavasi

RINNOVO 2022 RINNOVO 2021

Visualizza tutti gli articoli
  • Centro Storico
  • GVFOCUS
  • VENEZIA

Navigazione articolo

Precedente: Malcontenta: posti dimezzati, ma la sagra del Redentore è confermata, da venerdì 17 a martedì 21 luglio
Successivo: Tanto ozono nell’aria: superato il livello di rischio al parco della Bissuola a Mestre

Altri post dell'autore

Federica Pellegrini: «Il mio sì, un sogno coronato» federica pellegrini nozze

Federica Pellegrini: «Il mio sì, un sogno coronato»

8 Settembre 2022 5
Shanghai, dal 1° giugno si riapre quasi tutto. Due coniugi italiani: «Usciamo dopo due mesi chiusi in casa» erika angelo shanghai città

Shanghai, dal 1° giugno si riapre quasi tutto. Due coniugi italiani: «Usciamo dopo due mesi chiusi in casa»

1 Giugno 2022 4
Arpav va a caccia dei pollini causa di allergie intermittenti cult3 pollini

Arpav va a caccia dei pollini causa di allergie intermittenti

28 Aprile 2022 3
Scarichi nel Veneziano, ripuliti in un anno 88 milioni di metri cubi mes4 depuratore

Scarichi nel Veneziano, ripuliti in un anno 88 milioni di metri cubi

7 Aprile 2022 3

Storie correlate

pnone1-uno
4 minuti letti
  • Centro Storico
  • GVFOCUS
  • VENEZIA

Venezia, l’infermiere di quartiere e i grandi anziani: «I problemi? Case torride e solitudine»

gvonline 26 Luglio 2026 3
mes1-avis
3 minuti letti
  • ATTUALITA'
  • GVFOCUS

Lavori di pubblica utilità in Avis Venezia: i 14 casi del progetto che trasforma la pena

gvonline 26 Luglio 2026 3
primma-quadrata-bis
2 minuti letti
  • ATTUALITA'
  • GVFOCUS

Over 90 nel Comune di Venezia, mai così tanti: sono 5mila

gvonline 25 Luglio 2026 3
cult1-giramondo-vertic-bis
5 minuti letti
  • ATTUALITA'
  • GVFOCUS

Dario Codato: «In 17 mesi e con 17mila euro il mio giro del pianeta»

gvonline 25 Luglio 2026 3
web-impianti
5 minuti letti
  • GVFOCUS
  • VENEZIA

Aria condizionata a Venezia? Non sempre si può

gvonline 25 Luglio 2026 4
dioc3-carcere
5 minuti letti
  • DIOCESI
  • GVFOCUS

L’invito del Patriarca: la pastorale del carcere diventi servizio stabile della Chiesa veneziana

gvonline 24 Luglio 2026 4

Di tendenza adesso

Mobilità lagunare: la Linea Rosa a quota 180 abbonati convenzionati con l’Ulss 3 alilagina-rosa 1

Mobilità lagunare: la Linea Rosa a quota 180 abbonati convenzionati con l’Ulss 3

27 Luglio 2026 3
Venezia, l’infermiere di quartiere e i grandi anziani: «I problemi? Case torride e solitudine» pnone1-uno 2

Venezia, l’infermiere di quartiere e i grandi anziani: «I problemi? Case torride e solitudine»

26 Luglio 2026 3
Lavori di pubblica utilità in Avis Venezia: i 14 casi del progetto che trasforma la pena mes1-avis 3

Lavori di pubblica utilità in Avis Venezia: i 14 casi del progetto che trasforma la pena

26 Luglio 2026 3
Over 90 nel Comune di Venezia, mai così tanti: sono 5mila primma-quadrata-bis 4

Over 90 nel Comune di Venezia, mai così tanti: sono 5mila

25 Luglio 2026 3
    Copyright 2020 CID Srl - P.Iva 02341300271 - Gente Veneta non è responsabile dei contenuti dei siti esterni eventualmente collegati. Gente Veneta percepisce i contributi pubblici all’editoria.