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Regole condivise per riaprire asili nido e materne in Veneto: primo incontro in Regione e primo elenco di proposte

giorgiomalavasi 23 Aprile 2020 4 minuti letti
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asilo nido

Ambienti sanificati, fornitura a tutti i dipendenti di mascherine e gel, garanzia del monitoraggio sanitario, misurazione della temperatura quotidiana, cambio quotidiano del vestiario, igienizzazione delle calzature. I gruppi-classe, inoltre, non dovranno superare i 15 bambini, dovranno essere previste fasce orarie ‘allargate’ per ingresso e uscita in modo di evitare assembramenti, attenzione ai contatti, allontanamento immediato in caso di eventuali sintomi e riammissione sorvegliata accompagnata da presentazione del certificato medico.

I rappresentanti dei servizi per l’infanzia e delle scuole paritarie (Fism, AssoNidi, Aninsei Confindustria) e il presidente Anci Veneto hanno formulato le prime proposte per riorganizzare ambienti e vita educativa nelle scuole e nei servizi dell’infanzia secondo criteri di sicurezza, in vista di una riapertura.

La Regione Veneto, infatti, in vista della fase 2 intende avviare in via sperimentale la riapertura di servizi e scuole per i bambini 0-6 anni, Questo l’obiettivo del primo confronto tra gli assessori alla sanità e sociale, Manuela Lanzarin, e alla scuola, Elena Donazzan, l’Ufficio scolastico regionale e i responsabili e gestori delle scuole statali, paritarie e private dell’infanzia, che ha coinvolto anche i sindaci (Anci), il dipartimento regionale di prevenzione sanitaria e la federazione dei pediatri di base (Fimp).

Al centro del confronto i bisogni dei circa 140 mila bambini under 6 del Veneto che, prima dell’emergenza sanitaria, frequentavano un nido o una scuola per l’infanzia. In Veneto, infatti, un quarto (25.673) dei bambini della fascia 0-3 anni, frequenta un nido o un servizio per la primissima infanzia. E nella fascia 3-5 anni, sei bambini su 10 frequentano una delle 1119 scuole d’infanzia paritarie (per un totale di 73.518 bambini), e 41.377 sono iscritti ad una scuola d’infanzia statale.

“I bambini sono i primi ad aver bisogno di uscire, socializzare e ritrovare i loro coetanei – ha premesso Manuela Lanzarin – E i genitori, per poter rientrare al lavoro, devono risolvere in via prioritaria il problema a chi affidare i propri figli. Le scuole e i servizi per l’infanzia dovranno essere le prime a riaprire, non appena ci saranno le condizioni epidemiologiche per riprendere la vita di comunità. E non dovranno farsi trovare impreparate: già da ora dobbiamo studiare regole e protocolli per sperimentare un ritorno alla normalità nella scuola, a cominciare dalla prima infanzia ”.

La Regione Veneto intende intervenire, evitando soluzioni fai-da-te e offrendo ai più piccoli luoghi ed esperienze sicure e controllate, per cercare un ritorno ‘controllato’ alla normalità.
“Il rischio zero non ci sarà mai – ha premesso l’assessore alla sanità – tutti dobbiamo imparare a convivere con il virus prendendo gli accorgimenti necessari ed individuando le soluzioni migliori per rispondere ai bisogni dell’infanzia e delle famiglie; bisogni che non sono solo sanitari, ma anche educativi, pedagogici, di socializzazione e di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”.

Anche per l’assessore regionale alla scuola “è necessario ragionare su un approccio possibile, guardando ai bisogni dei ragazzi e delle famiglie”. “Tutte le regioni italiane si stanno interrogando su modalità, tempi e prospettive del riavvio dell’attività scolastica – ha sottolineato Elena Donazzan – Il Veneto potrebbe essere la prima regione a definire un protocollo sanitario condiviso: abbiamo già maturato una positiva esperienza sotto il profilo sanitario, che ci conforta e ci autorizza a guardare all’immediato futuro con fiducia. Regressione, conflitto, atteggiamenti oppositivi sono i sintomi già evidenti dei disagi profondi vissuti dai bambini in questa fase presenti. I bambini più piccoli difficilmente beneficiano della didattica a distanza. Ma anche i ragazzi delle scuole medie, che vivono una fase di crescita ad alta conflittualità familiare, soffrono di questa fase di segregazione e hanno bisogno di tornare a vivere esperienze educative di socializzazione, possibilmente valorizzando anche i mesi di giugno, luglio e agosto. Dobbiamo ragionare con lungimiranza e in prospettiva tenendo conto non solo del rischio sanitario, ma anche di quelli educativi, e dei problemi economici delle famiglie”.

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